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14.10.09

I Conferenza Nazionale del settore “Attrazioni per parchi di divertimento”

16:20:05, Categorie: Leggi e finanze

Collaborare tutti per rappresentare le esigenze del settore agli interlocutori istituzionali. E’ questo il messaggio emerso nel corso della prima Conferenza nazionale del settore “attrazioni per parchi di divertimento”. La manifestazione si è svolta a Reggio Emilia il 16 settembre ed ha riunito i rappresentanti delle imprese costruttrici italiane, insieme alle loro associazioni locali di riferimento, CNA, API e Confindustria, e le organizzazioni di categoria degli esercenti con l’ANESV, Unionparchi, Snisv Cisl e Snav. Nell’ intervento introduttivo, Andrea Munari, presidente di ANCASVI, che con il consorzio Fun Italian Export ha organizzato l'evento, ha presentato il settore affermando “Siamo i costruttori di quelle macchine, spesso estremamente complesse, che nell’accezione più comune vengono chiamate “Giostre”. Mi piace citare i prof. Basini e Lugli dell’università di Parma che scrivono nel loro libro “L’affermazione dell’industria – Reggio Emilia 1940-1973” , .. “I costruttori dei sogni dei bambini”. … -- definirli industriali è indubbiamente esatto: complessità delle operazioni, degli impianti, l’organizzazione del lavoro, una certa ripetitività delle lavorazioni lo esigono – tuttavia. Al fondo, abbiamo a che fare con dei “grandi maestri artigiani” che risolvono problemi delicati con l’inventiva vulcanica dello scienziato unita al tocco del pennello più fine dell’artista, con un unico nobilissimo scopo finale: fare divertire i più piccoli e far tornare fanciulli i più grandi”. Egli ha quindi segnalato che “I dati ricavati dal sistema informativo nazionale per il commercio estero aggiornato al 12/2008 alla voce Giostre ed attrazioni per luna park indicano un export di 295 mil di € - (Il saldo positivo rispetto alle importazioni è di 270 mil di € ) ed è quindi ritornato sui livelli raggiunti prima della crisi del 2001). I dati raccolti da ANCASVI nel 2005 stimavano una produzione superiore ai 200mil € e la stima del valore dell’indotto in circa il doppio ovvero 400 mil di Euro”. Munari ha quindi presentato l' ANCASVI tracciandone la storia dal 1987, fino alla emanazione della norma tecnica italiana e quindi europea sulla sicurezza delle attrazioni, e ha commentato un sondaggio effettuato in Settembre segnalando che “Il numero di imprese stimato e di circa 200 delle quali il 65% è in attività da oltre vent'anni. Gli occupati nel settore sono circa 3.000”. Riguardo alla penetrazione nei mercati, il sondaggio ha rilevato che il 37% delle imprese esporta oltre il 60% della produzione, con picchi di oltre il 90%. Il 40% delle imprese esporta fino al 30% delle attrazioni realizzate. Il sondaggio ha anche consentito di valutare quali siano le principali problematiche del settore, che nell'ordine sono state individuate nella concorrenza dei Paesi emergenti (60% degli intervistati), nei costi per la partecipazione alle fiere di settore (60%), nell'accesso al credito (45,7%), negli aspetti burocratici (47,5%) ed alla ricerca e formazioni di personale specializzato (34,7%). La rilevazione si è occupata anche di registrare gli effetti della crisi economica mondiale, evidenziando che “Un buon 20% non l’ha avvertita; Mentre un 17% ha avuto cali contenuti (-10%), Il 34% un marcato calo fino al -20%. Un altro 22% ha avuto cali superiori al 20%, un 6% non ha risposto”. Munari ha quindi ricordato che “La tipologia del prodotto richiede competenze professionali, tecniche ed organizzative molto particolari. Fare divertire in sicurezza masse di pubblico stimabili in milioni di persone al giorno non è impresa facile. Il nostro primato è possibile grazie alla sinergia che si realizza sul territorio attingendo le migliori professionalità e componenti di alta qualità che possiamo trovare nel tessuto imprenditoriale del territorio della nostra provincia, della regione e nelle province e regioni limitrofe. … Tutte queste competenze sono difficilmente concentrate in una unica realtà imprenditoriale e una volta realizzata l’attrazione, spesso siamo solo alla metà dell’opera, abbiamo bisogno di altri specialisti: - dobbiamo eseguire l’iter di certificazione del prodotto, curare montaggi in Italia e all’estero, spesso ripetere il collaudo alla presenza di autorità locali. tutto questo processo e’ possibile grazie alla crescita di eccellenze tecnico produttive che troviamo nel tessuto imprenditoriale in particolare in Emilia ed in Veneto, un insieme di imprenditori del fare, spesso con le case vicino alle fabbriche. Negli ultimi anni tanto si è parlato di delocalizzazione. Non abbiamo ancora importanti segnali che ci riguardano, credo sia più difficile che per altri settori ma qui oggi e anche piu’ difficile sostenere la competizione internazionale. Siamo capaci di fare questa attività e lo possiamo e lo vogliamo fare nei ns. territori, questo credo sia il desiderio dei ns. imprenditori. La crisi internazionale sta annullando i margini di resistenza e per noi potrebbe risultare difficile sopportare il protrarsi di situazioni di economia stagnante o l’aggravarsi di certe situazioni: Personalmente mi preoccupa anche la reazione dei mercati esteri ad un rapporto di cambio con il dollaro che si sta riavvicinando a valori di 1,5 e questo temo ci potrebbe mandare in crisi oltre l’immaginabile.” Avviandosi a concludere l'intervento, il presidente dei costruttori italiani ha affermato “Diamo il via libera ad una nuova prospettiva: un progetto unico e sinergico di collaborazione, che raccolga le varie individualità (imprese-consorzi-associazioni) per valorizzare appieno e meglio un progetto di leadership italiana dell’amusement. Occorre andare oltre il classico progetto distrettuale. con il fine di tutelare il Made in Italy dell’ Amusement in una forma che prevede la partecipazione di tutti i protagonisti, con l’aiuto delle amministrazioni locali, per accrescere forza dialogo e visibilità. Come associazione abbiamo bisogno di maggiore massa critica e maggiore coordinamento con tutte le associazioni di categoria (CNA-CONFINDUSTRIA-API) che sono qui con noi oggi, con le istituzioni nazionali quali (Ministero Attività Produttive) e con le associazioni degli operatori (ANESV-AGIS-UNIONPARCHI). L' elevato standard qualitativo rende il nostro prodotto molto duraturo. Ci sono in circolazione nel mondo attrazioni fisse e mobili di 30\40 anni, che ancora lavorano. Quindi c’è un mercato del nuovo, del semi nuovo, dell’usato. Ognuno ha le sue problematiche. Oggi con l’emergenza creata dalla crisi abbiamo anche un’ondata di questi prodotti usati che talvolta non trovano mercato per questioni burocratiche; autorizzazioni e/o problematiche doganali (dazi). Ci sono paradossi per i quali alcuni paesi tra i mercati emergenti non possono ricevere materiali usati (ancorché vengano richiesti dagli operatori). Sono gli stessi paesi che oggi ci fanno concorrenza nei mercati mondiali ed anche in Italia, (con prodotti spesso copiati) e fin qui di fatto è normalità. Ma sono gli stessi paesi che ci impediscono di esportare là i nostri materiali usati) per vetuste normative nazionali spesso dovute a ragioni più protezionistiche legate a vecchi modelli economici. Bisogna lavorare su questa mancanza di reciprocità commerciale in certi mercati e necessitiamo del supporto delle istituzioni nazionali. In Italia, il mercato del nuovo senza la permuta dei materiali usati è praticamente fermo da anni. Quanto può resistere un settore che non ha anche un forte mercato nazionale ? … Dobbiamo utilizzare in modo più efficace e possibilmente aumentare i fondi che ci vengono messi a disposizione per la partecipazione alle fiere e aiuto all’esportazione. Credo che la legge italiana 337 del 1968 del settore che riconosce, la funzione sociale dei parchi di divertimento e luna park vada “esportata” a livello europeo”.

E' seguito quindi l’intervento di Alberto Zamperla, presidente dell’omonimo gruppo. “Siamo la parte viva del divertimento offerto nei parchi, perché siamo noi a creare le nuove attrazioni e concepire le esperienze da offrire al pubblico” ha affermato il noto imprenditore, evidenziando anche il mutamento del mercato dovuto all’ingresso dei fondi d’investimento nell’assetto proprietario dei grandi parchi di divertimento, i cui manager curano con grande attenzione la redditività degli investimenti ma non sempre sanno “valutare le attrazioni con il parametro del sorriso” ovvero in termini di gradimento del pubblico per il tipo di esperienza offerto. Zamperla è anche intervenuto sul tema delle difficoltà dei parchi itineranti segnalando che a suo parere la scarsa attenzione al settore di alcuni amministratori locali è dovuta anche al fatto che in genere il luna park, e le manifestazioni collaterali, sono identiche a quelle dell’anno prima. Organizzando eventi innovativi sarebbe possibile recuperare l’interesse delle amministrazioni comunali.

Luciano Pareschi, vicepresidente dell’Unionparchi, ha commentato la scelta personale di lasciare il mondo dei parchi itineranti per realizzare un parco acquatico che si sta evolvendo in parco a tema. Ricordando le difficoltà della categoria dalla quale la sua famiglia proviene, il titolare di Aqualandia si è soffermato sul calo d’immagine dello spettacolo viaggiante itinerante, dovuto all’inserimento di soggetti che non hanno la dovuta professionalità. Egli ha evidenziato il fatto che il successo della sua struttura, il cui numero di visitatori è cresciuto fortemente nella stagione appena conclusa, è dovuto alla forte attenzione alla qualità dei servizi e delle realizzazioni ed alla cura degli aspetti legati alla sicurezza del pubblico. “La mia esperienza di esercente spettacoli viaggianti – ha detto Pareschi - mi ha insegnato molto, e grazie a queste abilità, Aqualandia è cresciuta spendendo assai meno rispetto alle somme che altri avrebbero dovuto impegnare”.

E’ seguito poi l’intervento di Gianni Da Ronche, presidente dell’ANESV, il quale ha ricordato che la storia dei costruttori di attrazioni fino agli anni ’70, è stata fortemente legata a quella degli esercenti, i quali hanno spesso collaborato allo studio ed alla realizzazione di nuove attrazioni. “Il calo degli introiti dovuto alla periferizzazione dei parchi itineranti, allontanati dalle aree centrali – ha affermato Da Ronche – si riflette ovviamente sugli investimenti, perché gli esercenti hanno sempre più difficoltà ad acquistare nuove attrazioni“. Da Ronche ha evidenziato l’incapacità di molti esercenti itineranti di cogliere i segni dei tempi e di imparare a competere con le nuove forme del divertimento, comparse negli ultimi anni. Alcuni, ha sostenuto l’esponente dell’ANESV, hanno addirittura ritenuto di poter compensare la flessione degli incassi con l’aumento dei biglietti, creando una spirale che ha aumentato le perdite. Altro aspetto trattato nell’.intervento è quello dei parchi permanenti, dei quali 45 sono rappresentati dall’ANESV. “I parchi a tema – è stato evidenziato - hanno subito una flessione dell’ordine del 10% rispetto alla scorsa stagione, sfavoriti anche da un’estate calda e soleggiata, mentre gli acquatici hanno potuto beneficiare delle favorevoli condizioni del tempo, pur con qualche flessione negli incassi, dovuta ad un calo della spesa all’interno delle strutture”. Da Ronche ha anche ricordato le responsabilità della politica, che ha reso vane alcune delle previsioni della legge 337, la quale necessita ormai di una riscrittura. In merito al decreto 18 maggio 2007 sulla registrazione delle attrazioni, l’esponente dell’ANESV ha ricordato la necessità di un differimento del termine per i necessari adempimenti.

Tra gli interventi dei convenuti anche quello di Roberto Canovi, del portale Parksmania.it, il quale ha sottolineato il fatto che la presenza dei fondi d’investimento nei grandi parchi italiani sta costringendo i responsabili commercial a lanciare promozioni ai limiti del sostenibile – l’offerta di ingressi a 10 euro non risolvono certo i problemi di bilancio, ma il danno d’immagine rispetto al posizionamento nel mercato è tutto da valutare – mentre sono assai pochi i parchi acquatici che, pur avendo registrato una buona stagione, sono comunque disposti ad effettuare investimenti importanti, e spesso si effettua solo qualche modifica agli scivoli.

La sessione pomeridiana è stata aperta da Gianni Chiari, professionista e segretario dell’EAASI, il quale ha tenuto un appassionato intervento nel quale ha ricordato il determinante contributo dell’Italia nella emanazione della norma europea, e l’ esigenza di curarne l’aggiornamento, a cinque anni dall’emanazione. Chiari ha sottolineato l’esigenza di armonizzare la norma europea con quella americana, per evitare che i costruttori debbano produrre attrazioni diversificandole sulla base del mercato al quale sono destinate. “Il lavoro di revisione è iniziato in modo informale e, dopo la riunione di Roma (vedi lo SV n. 5\6) seguirà in ottobre una sessione dei lavori ad Amsterdam, nel corso della quale sarà affrontato anche il tema dell’accesso alle attrazioni di persone con disabilità”. Su quest’ argomento, molto difficile da inserire in una norma tecnica per la necessità di non urtare le varie sensibilità e, nel contempo, di garantire la sicurezza senza creare discriminazioni, si è deciso di procedere con coraggio. Gianni Chiari ha quindi commentato il concetto inglese di “by maturity” ed americano di “service proven”, i quali, pur con qualche differenza, confermano che è logico ritenere che una macchina che per anni si è dimostrata sicura ed efficiente, effettuate le dovute verifiche periodiche e la manutenzione, non debba essere soggetta all’adeguamento ad una norma tecnica emanata molti anni dopo. In merito ai giochi gonfiabili il segretario dell’EAASI ha criticato il recente pronunciamento dell’ANCI, evidenziando la incongruità di alcune indicazioni contenute nel documento, tra le quali l’età massima degli utilizzatori - individuata in 12 anni, a differenza della norma europea che la estende a 14- la prescrizione dell’anemometro, che la norma europea sostituisce con una valutazione empirica sulla base della scala di Beaufort e l’obbligo di vigilanzara diretta del titolare della licenza, che nel caso di un parco di grande dimensione imporrebbe addiritt la presenza dell’amministratore delegato.

E’ seguito tra gli altri l’intervento di Jones Reverberi, costruttore e componente della Commissione consultiva ministeriale, ha ricordato il lavoro di riscrittura dell’elenco delle attrazioni (vedi lo SV n. 5-6) ed ha ricordato che le “città che ospitano per qualche giorno il luna park sono migliori” perché le manifestazioni all’aperto favoriscono la socializzazione. “Le maggiori città europee – ha segnalato Reverberi – come Monaco, Londra, Parigi ed Amsterdam, ospitano un luna park” mentre alcune grandi città italiane hanno perso questa tradizione. In altri interventi sono stati evidenziati altri aspetti problematici, tra i quali quello del credito, del cambio sfavorevole che condiziona le esportazioni e della necessità di recuperare un mercato italiano da parte di imprese che esportano oltre il 90 per cento della loro produzione. Un dibattito, moderato come il resto dell’incontro da Michele Bertazzon, ha concluso la giornata.

Un bell’evento, quello di Reggio Emilia che ha fatto registrare da una parte una ritrovata sintonia tra gli esponenti delle imprese costruttrici italiane, sulla base dell’analisi dei problemi comuni e dell’esigenza di creare una massa critica che permetta al settore di affrontare le difficoltà recuperando una interlocuzione con le istituzioni. Anche tra le associazioni dei gestori di attrazioni viaggianti e parchi di divertimento è emersa l’esigenza di fare fronte comune con il settore della produzione per richiedere una nuova attenzione da parte del mondo politico.

Maurizio Crisanti


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